Estate del 1971, San Francisco: viene pubblicato il primo numero di un comic book su Topolino. Ma non si tratta del consueto prodotto per famiglie disneyano. No, qui Mickey Mouse e i suoi amici si impelagano in situazioni dissacranti e sbeffeggianti, in mezzo a turpiloqui, violenze, sesso sfrenato e stupefacenti. Il tutto pubblicato senza alcuna autorizzazione.
È il primo attacco al copyright Disney da parte dei cosiddetti Pirati dell’Aria: un collettivo di artisti underground, capitanato da Dan O’Neill, che negli anni ’70 decise di sbeffeggiare la Disney con deliberate violazioni del copyright (miranti a scuotere il “buonismo” zuccheroso imposto dalla Disney alla cultura popolare americana).
Cinque domande a Bob Levin, l’autore di “PornoTopolino”
Sebbene la vicenda dei Pirati dell’Aria abbia attraversato una decade, non è molto nota all’attuale grande pubblico del mondo del fumetto. Puoi raccontarci come è nata l’idea di scriverci un libro?
Come scrittore, mi interessa tracciare il profilo di disegnatori anticonformisti, e sapevo che i Pirati dell’Aria avevano la reputazione di essere un gruppo confusionario e sregolato, anche secondo gli standard dello scenario fumettistico underground di cui facevano parte.
Come è naturale, il libro ha come principale mattatore Dan O’Neill. Nella realizzazione del volume hai avuto modo di conoscerlo bene. Come lo tratteggeresti in poche righe? A distanza di così tanti anni dalla vicende del Pornotopolino, che valutazione daresti del lavoro provocatorio di O’Neill?
(a) O’Neill è divertente, sveglio, affascinante, ancora impegnato socialmente – e ha la sfortunata tendenza a spararsi nei piedi per quanto riguarda le questioni legate alla sua carriera.(b) Se la domanda è riferita al lavoro di O’Neill con i Pirati, a essere sinceri, non penso che i fumetti dei Pirati fossero poi così buoni. Ma il “Comunicato dal M.L.F” (o in qualsiasi altro modo lo si voglia chiamare) di O’Neill era brillante. Se mi stai chiedendo della produzione attuale di O’Neill, che sfortunatamente appare solo su un paio di quotidiani, penso sia magnifica.
La querelle Disney-Pirati dell’Aria ha toccato argomenti di importanza vitale come la regolamentazione del copyright e la libertà di parodia. In un’ottica storica, pensi che questa battaglia legale sia riuscita a influire in qualche modo sullo sviluppo della libertà di parodia/espressione?
Non sono un esperto di copyright, ma sembra che si sia tutti d’accordo nel ritenere che il caso dei Pirati dell’Aria abbia riportato i diritti degli autori indietro di vent’anni. Per l’epoca, hanno osato e sfidato troppo. Ci volle il caso di “Pretty Woman” negli anni ’90 per far accettare alla Corte Suprema gli argomenti basilari portati all’attenzione dagli avvocati dei Pirati negli anni ’70.
Come allora, anche oggi la Disney è nota per il suo controllo ferreo delle proprie proprietà intellettuali. In generale, come vedi oggi la legislazione sul copyright, anche alla luce delle recenti battaglie legali sul fronte dei nuovi media?
La mia impressione è che il Congresso e le Corti siano più interessate a proteggere i diritti dei detentori delle proprietà piuttosto che i diritti del pubblico per un libero scambio di informazioni.
Qual è stata la reazione della Disney alla pubblicazione del tuo libro? Preferivano lasciare tutto nel dimenticatoio o sono contenti che sia stata fatta un’analisi sopra le parti dopo tanto tempo? Oppure non hanno avuto alcuna reazione?”
Durante le mie ricerche per il libro, la Disney si rifiutò di darmi accesso a qualunque registrazione del caso potessero avere. (Sostanzialmente dissero “riceviamo così tante richieste che non siamo in grado…” bla bla). All’uscita del libro, sembrava che avessero deciso di ignorarlo piuttosto che fare qualsiasi cosa che potesse richiamare l’attenzione su di esso (cioè, sempre nel caso in cui che ne abbiano saputo qualcosa), ma ricevetti una lettera da uno degli avvocati che aveva rappresentato la Disney nel caso dei Pirati dell’Aria, dopo che l’avevo intervistato, in cui mi avvertiva che se avessi pubblicato un qualsiasi estratto dei fumetti dei Pirati dell’Aria avrei violato l’ingiunzione della Disney. Suvvia, (a) poteva trattarsi di “uso lecito” e (b) né a me né al mio editore nessuno aveva proibito nulla.







